Abbandonano i propri escrementi sul sentiero e si lamentano dei prezzi "da ladri" nei rifugi: "Turismo cafone, ma una frequentazione più consapevole è possibile"
Non solo rifiuti ma anche escrementi (umani) lungo i sentieri ed escursionisti che si aggirano in costume da bagno pronti per un tuffo nei laghetti alpini. Attila Dalla Palma (guida ambientale escursionistica): "In questi anni ne ho viste davvero di ogni ma rimango convinto che una frequentazione più educata e consapevole delle terre alte sia ancora possibile: serve un grande sforzo da parte di tutti"

TRENTO. Dagli escursionisti che si lamentano dei prezzi nei rifugi a quelli che abbandonano spazzatura lungo i sentieri, fino ad arrivare a chi in quota ci approda con il costume nello zaino per fare il bagno nei laghetti alpini.
Come Il Dolomiti ne abbiamo raccontate davvero di ogni e, probabilmente, la lista sarebbe ancora lunga. Basta interrogare brevemente soccorritori, gestori di strutture in quota e guide alpine, figure differenti ma tutte indissolubilmente legate alla montagna, per scoprire quanto le terre alte siano mutate.
Il cambiamento più importante è avvenuto dopo il Covid, quando la montagna è stata riscoperta (o meglio ancora scoperta) da tantissime persone, "molte delle quali prima di allora in quota non c'erano nemmeno mai state", fa notare l'atleta e guida ambientale escursionistica Attila Dalla Palma, intervistato da Il Dolomiti.
"Personalmente, ho la fortuna di esserci nato in montagna e di avere avuto dei genitori che mi hanno educato, insegnandomi come comportarmi e portandomi ogni fine settimana a camminare". Weekend in quota che hanno condotto a una vera e propria scelta di vita: "Nel 2020 sono diventato guida ambientale escursionistica, mio lavoro a tutti gli effetti".
Oltre ad essere 'accompagnatore', Dalla Palma racconta la montagna sul suo canale Youtube attraverso dei video che danno "consigli su attrezzature e su come avvicinarsi alle terre alte e al mondo degli sport outdoor - fa sapere -. La volontà di fare informazione nasce dalla consapevolezza che troppe persone continuano ad approdare in quota con superficialità e lo si vede anche nel concreto".
"Partiamo dai classici fazzolettini di carta abbondonati nei boschi, fino ad arrivare a rifiuti di ogni genere: escrementi umani compresi - confessa -. Ho frequentato tantissimi bivacchi e casere e posso dire che negli ultimi anni la situazione è degenerata in maniera incredibile (LO ABBIAMO RACCONTATO QUI)".
"La maleducazione o meglio ancora diseducazione di chi si avvicina a questi ambienti e decide di frequentarli è evidente, ed è così che sentieri, bivacchi e casere spesso si trasformano in piccole discariche - prosegue -. Sui social mi hanno accusato di 'promuovere' luoghi rimasti ancora un po' fuori dai radar ma io sono convinto che non è il parlare dei luoghi il problema ma come se ne parla: dare il buon esempio, spiegando l'importanza di lasciare i luoghi frequentati meglio di come li si è trovati non può che essere positivo".
Oltre alla spazzatura abbandonata, non manca anche il problema degli escursionisti che fanno il bagno nei laghi alpini, rischiando di deturpare un ambiente fragile, che andrebbe protetto: "Ne vedo molte di persone che si aggirano in costume da bagno e quando si fa notare loro che sarebbe meglio evitare di tuffarsi nei laghetti in quota, trasformandoli in piscine, la risposta è più o meno la stessa: 'Siamo solo in 2: che problema vuoi che ci sia?'. Eppure il problema c'è e l'impatto del nostro passaggio spesso non è visibile nell'immediato", fa notare.
Il cambiamento, la guida ambientale escursionistica, lo ha notato di recente rifacendo la Translagorai a distanza di due anni, percorso lungo 80 chilometri che nel giro di breve si è mostrato con 'vesti' completamente diverse: "Tanti rifiuti, complice forse il periodo dell'anno da me scelto e cioè agosto e addirittura escrementi umani lungo i sentieri. A volte penso che la montagna non ci meriti o quantomeno non meriti esseri umani del genere".
Ultima ma non meno importante, la questione legata ai prezzi dei menù nei rifugi in quota, considerati da alcuni troppo alti: "Ho perso il conto di quante volte mi è capitato di sentieri dire 'chissà quanto ci faranno spendere questi ladri' a turisti che approdavano in strutture d'alta quota, senza comprendere perché un caffè a 3.000 metri di altitudine possa costare di più". Qualche tempo fa, non a caso, il gestore di Capanna Punta Penia, Carlo Budel, aveva scritto un lungo post sui social, rispondendo a degli alpinisti che, dopo aver speso 24 euro per tre tè e due fette di torta, avevano dichiarato che in Marmolada i prezzi sono "alle stelle" (QUI I DETTAGLI).
"Non ho nulla contro il turismo, anzi, ma mancano cultura e rispetto - conclude Dalla Palma -. Credo che una frequentazione più consapevole sia possibile ma richiede un grandissimo sforzo da parte di tutti: dagli albergatori alle Apt fino ad arrivare ai frequentatori delle terre alte. E' necessario cominciare con un racconto un po' più autentico e meno commerciale della montagna, per educare non con arroganza ma fornendo strumenti utili".














